Disturbi del Linguaggio

Il ritardo o disturbo del linguaggio rappresenta una condizione frequente in età prescolare (tra i 2 e i 6 anni) ed è generalmente considerato un disturbo transitorio dello sviluppo a prognosi favorevole.

La definizione di ritardo o disturbo del linguaggio in età evolutiva è utilizzata per descrivere quadri clinici molto eterogenei, in cui le difficoltà linguistiche possono manifestarsi in associazione con altre condizioni patologiche (deficit neuromotori, sensoriali, cognitivi e relazionali e per questo sono detti secondari) o isolatamente (disturbi specifici del linguaggio).

Riprendendo la classificazione dell’ICD 10 (International Classification of Diseases – 10 edizione redatta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità) le principali manifestazione possono essere in sintesi descritte:

  • Disturbo specifico dell’articolazione e dell’eloquio
  • Disturbo del linguaggio espressivo
  • Disturbo della comprensione del linguaggio
  • Disturbo specifico dell’articolazione e dell’eloquio 

L’acquisizione dell’abilità di produzione dei suoni verbali è ritardata o deviante con conseguente difficoltà nell’efficacia comunicativa del bambino.

La diagnosi è possibile in presenza di:

  • intelligenza non verbale nella norma;
  • abilità linguistiche espressive e ricettive nella norma;
  • anomalie dell’articolazione non direttamente attribuibili ad alterazioni sensoriali, anatomiche o neurologiche;
  • anomalie nel contesto d’uso colloquiale del linguaggio.
  • Disturbo del linguaggio espressivo

La capacità di esprimersi tramite il linguaggio è marcatamente al di sotto del livello appropriato alla sua età mentale, ma con una comprensione nella norma.

La diagnosi è possibile in presenza di:

  • intelligenza non verbale nella norma;
  • mancanza di produzione di singole parole intorno a due anni;
  • piccole frasi di due parole intorno a tre anni sviluppo limitato del vocabolario; espressioni di lunghezza ridotta;
  • strutturazione della frase poco evoluta e/o deviante;
  • difficoltà nella fluidità della frase / racconto;
  • ritardi / anormalità per i suoni linguistici.
  • Disturbo della comprensione del linguaggio
    Comprensione del linguaggio non coerente con l’età cronologica.

La diagnosi dei disturbi del linguaggio è possibile in presenza di:

  • intelligenza non verbale nella norma;
  • comprensione verbale marcatamente discrepante con l’età mentale non verbale;
  • capacità di espressione poco evolute e/o devianti

 

Quando si manifestano i disturbi del linguaggio?


Lo sviluppo del linguaggio è caratterizzato da una grande variabilità interindividuale, dovuta sia a fattori biologici, sia a fattori ambientali (minore o maggiore stimolazione in ambito famigliare, inserimento precoce a scuola, presenza di fratelli o sorelle, eccetera).
L’età di tre anni costituisce una sorta di spartiacque tra i bambini cosiddetti “parlatori tardivi” e i bambini con un probabile disturbo specifico di linguaggio.
La presenza di una produzione ancora non adeguata secondo i parametri sopracitati dovrà necessariamente essere valutata da un’attenta visita medico specialistica.

Non conviene, infatti, aspettare nella speranza che il disturbo si risolva da sé.

La consultazione di un centro ospedaliero per la cura dei disturbi del linguaggio aiuterà ad inquadrare ed affrontare un problema che non va sottovalutato in quanto può condizionare fortemente la vita di relazione e gli apprendimenti scolastici.

Che cosa devono fare i genitori?

  • Ascoltare il bambino quando parla, anche se mostra difficoltà, con attenzione e serenità, senza mostrare fretta, ansia, insofferenza.
  • Lasciare che concluda sempre il suo discorso, anche se richiede più tempo.
  • Favorire l’uso del gesto a supporto dell’efficacia comunicativa.
  • Riformulare la produzione “scorretta” del bambino e non correggerla: il bambino impara implicitamente dal modello verbale dell’adulto, non dall’esercizio di ripetizione: quindi non “ricattare” per avere la produzione corretta.
  • Parlare molto al bambino, in modo rilassato e lento, ma senza scandire troppo le parole.
  • Valorizzare le altre qualità del bambino in modo da aumentare la sua autostima.
  • Accettare il bambino con il suo disturbo creandogli intorno un mondo accogliente dove il suo “problema” non venga sottolineato e ingigantito.

Che cosa non fare

  • Non parlare davanti al bambino delle sue difficoltà.
  • Non anticiparlo quando parla, completando le parole o le frasi.
  • Non interromperlo dicendogli che si è già capito.
  • Non mortificare, anzi, favorire l’uso del gesto a supporto del linguaggio verbale del bambino: questo può aiutarlo ad esprimersi, favorendo la sua efficacia e possibilità comunicativa.
  • Non correggerlo quando pronuncia male una parola o una frase, ma riformularla correttamente nel rispondergli.
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